LA RICERCA E LO SVILUPPO NELLA PRODUZIONE DI CAMPIONARI

Da molto tempo le aziende tessili in Italia contribuiscono alla costante crescita del PIL e il punto di forza delle imprese è rappresentato proprio dalla creatività e dall’innovazione dei campionari di moda.

Questo successo è riconosciuto anche dalle ricerche europee, che conferiscono al nostro paese il primo posto come quota di fatturato manifatturiero dovuto a nuovi prodotti e processi.

Le stesse ricerche mettono in evidenza come l’Italia, sia tra i paesi che presentano il più basso rapporto tra gli investimenti in ricerca e sviluppo nella produzione di campionari e PIL.

Per capire l’incongruenza tra ricerca e sviluppo nella produzione di campionari e PIL, bisogna approfondire il significato attribuito alla relazione che lega l’innovazione alla ricerca e lo sviluppo nel settore moda.
Il processo innovativo di ricerca e sviluppo nella produzione di campionari è caratterizzato da due aspetti:
  • innovazione di processo,tipica dei settori tecnology-driven, ossia quei settori in cui la fonte di vantaggio competitivo risiede nel far avanzare la frontiera tecnologica raggiunta sino a quel momento. In questo contesto si ritrovano, ad esempio, imprese operanti nel settore chimico/biomedicale, meccanico, alimentare, high-tech;
  • innovazione di prodotto, tipica dei settori demand-driven, ovvero in quegli ambiti dove il vantaggio competitivo risiede nell’ideare prodotti che incontrino il favore del consumatore finale, cogliendone bisogni molto spesso allo stato solo latente

In tutti i processi innovativi vi è come base lo svolgimento delle attività di ricerca e di sviluppo e le conseguenti spese che ne fanno parte.

Secondo analisi empiriche le spese nella ricerca e sviluppo nella produzione di campionari, pur essendo presenti nell’economia delle piccole e medie imprese, raramente sono evidenziate nei loro bilanci. Questo è dovuto soprattutto a causa delle opportunità offerte dalla normativa fiscale.

I costi di ricerca e sviluppo nella produzione di campionari sono infatti, a discrezione dell’impresa, e spesso questi costi fungono da schermo fiscale per far fronte al carico tributario.

Spesso, le spese di ricerca e sviluppo nella produzione di campionari non trovano esplicita evidenziazione nei conti economici delle aziende di moda.

La struttura di tali prospetti decisa dal legislatore, infatti, prevede una classificazione dei costi per natura e non per destinazione. Manca quindi, un apposito aggregato che evidenzi i costi sostenuti in attività di ricerca. Anche l’eventuale capitalizzazione incontra ostacoli.

La  ricerca e sviluppo nella produzione di campionari fanno parte della categoria degli oneri pluriennali: una categoria contabile assai “delicata” che impone particolari cautele ai redattori del bilancio ed agli organi di controllo.

Senza contare che in passato le sintetiche prescrizioni della normativa civilistica non trovavano adeguata illustrazione ed integrazione nella prassi contabile.

Tutto ciò spiega perché le imprese di moda, nonostante primeggiano nell’innovazione di prodotto, tendano a non dare rilievo contabile allo sforzo di ricerca. Il modello di innovazione che prevale nelle aziende di moda è lo stesso, perchè si sviluppa in modo poco visibile in termini formali e con pochissimi brevetti.

L’innovazione rimane comunque una componente fondamentale che determina il tasso di fatturato proveniente da nuovi prodotti dei paesi europei.

Nella rilevazione dei costi di campionario come costi di ricerca e sviluppo è molto alto, dunque, molto alta: offrire un contributo alla comprensione del valore del complesso aziendale e del capitale economico che di tale valore costituisce la misura.

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